Dopo aver iniziato a parlare di Instanbul, eccoci a scoprire una città che rappresenta in qualche modo l’alter ego dell’ex capitale dell’impero ottomano. Risale al 1529, in particolare, l’evento che ha segnato per sempre la distanza/vicinanza tra la porta dell’Oriente e quella dell’Occidente: l’assedio di Vienna. L’esercito di Solimano il Magnifico tentò di conquistare il centro nevralgico della Mittleuropa – e che tale sarebbe rimasto fino alla fine della Grande Guerra – dovendo tuttavia desistere e andando incontro a una ritirata disastrosa.

Oggi, nonostante sia molto diversa rispetto al passato, Vienna continua a essere una città affascinante, veicolo di una cultura per lo più scomparsa dalla percezione collettiva. Quella magistralmente raccontata da Claudio Magris: quella della principessa Sissi e dei valzer di corte, quella della Marcia di Radetzky e della disfatta (italiana) di Caporetto. Ma, soprattutto, quella di Gustav Klimt e della Secessione.
Si celebra, per l’appunto, nel 2012 il centocinquantenario della nascita del più noto pittore austriaco, maestro indiscusso di tutta l’arte moderna. Personaggio molto criticato, non soltanto per la propria opera artistica ma anche per il proprio stile di vita, Klimt strinse un rapporto intimo con altri esponenti del panorama viennese dell’epoca (visse anch’egli, come l’impero di cui era cittadino, fino al 1918): in primis, Egon Schiele e Oskar Kokoschka. Sono opera sua alcuni dei quadri più commercialmente diffusi dei nostri tempi – da Il bacio a Danae – e sono opera sua alcuni degli affreschi più stupefacenti del Novecento.
E la città che lo vide lavorare assiduamente, per liberare l’arte dai vincoli dela tradizione, celebra in grande stile la ricorrenza. Con una serie di esposizioni presso i più importanti musei viennesi. Sicuri che, se fosse ancora vivo, Klimt saprebbe come rimettere in sesto anche la acciaccata arte del terzo millennio.
Vale però la pena di approfittare dei festeggiamenti per rivalutare un intero periodo, compreso fra la fine del 19° secolo e i primi quindici anni del 20°, conosciuto più per gli eventi bellici che per quelli culturali. E invece, se si approfondisse un po’ di più, potrebbe fornire tanti spunti per salvarci dalle sabbie mobili di una crisi – quella attuale – che ha parecchi tratti in comune con quella della Belle Époque.
Col rischio calcolato di invocare, alla fine, Gustav Klimt come nuovo protettore, in sostituzione di medievali figure mistiche dalla dubbia esistenza.



1 comment
Gustav Klimt a Milano | Socialite | Socialite says:
Feb 13, 2012
[...] Gustav Klimt a Milano by robertabellitto on Feb 13, 2012 • 2:47 pm No Comments Quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt, e questa cosa forse la sapete già. [...]